Rivista
Italiana di Ossigeno-Ozonoterapia 2: 59-61, 2003
Linee
guida per alcune patologie oculari
V. BOCCI, A. DIADORI*
Dipartimento di Fisiologia e * Dipartimento di Scienze
Oftalmologiche e Neurochirurgiche dell'Università degli Studi di Siena, Italy
Guidelines for Some Ophthalmic Diseases
Key words: oxygen -ozone therapy, ozonated autohemotherapy, macular degeneration
Abbiamo
preso nella massima considerazione la Maculopatia
retinica degenerativa dell'anziano (MAR)
ed inoltre:
alcuni
casi di retinite pigmentosa (RP), di
maculopatia diabetica (MD), di miopia degenerativa, e qualche caso di
neuropatia ottica ischemica.
La sperimentazione ha progredito per
un quinquennio su alcune centinaia di
pazienti affetti da MAR. Questa
patologia colpisce i pazienti oltre i 60 anni ed è legata all'età, a
vari tossici (fumo, alcool, ecc.), a
fattori genetici, alla eccessiva alimentazione ed allo stress ossidativo.
Almeno una parte di questi fattori
è suscettibile di correzione ed appare
opportuno ritardare l'insorgenza della MAR. Purtroppo farmaci antiarteriosclerotici, una dieta appropriata
con supplemento di antiossidanti e zinco
associati a un idoneo esercizio fisico, l'abolizione
del fumo e dell'alcool possono ritardare ma non
prevenire l'insorgenza della MAR.
Il problema è serio e pressante
anche per la MD perché interessa oltre 2
milioni di italiani ma per questa
affezione già esistono precise linee guida per il controllo del diabete, della pressione arteriosa
e dell'eventuale trattamento chirurgico.
La
retinite pígmentosa è dovuta ad alcuni difetti o mutazioni genetiche a
livello fotorecettoríale e colpisce pazienti giovani con progressivo peggioramento.
In tal caso l'Ozonoterapia è stata fatta come
tentativo compassionevole perché non esiste un razionale.
La
MAR si presenta essenzialmente in due forme: atrofica ed essudatíva.
Quest'ultima è particolarmente
grave e assai raramente è possibile recuperare
la visione. Per non creare deludenti aspettative, è doveroso spiegare
al paziente che le possibilità di recupero
con l'Ozonoterapia sono pressoché
assenti. Al contrario la forma atrofica (circa 80-90% dei casi) risponde al trattamento con
03-AHT nel 70% dei pazienti ed è quindi da tenere
in grande considerazione. I pazienti quando osservano un progressivo ed
inaspettato miglioramento diventano entusiasti e sono perfettamente complianti.
Lo
schema terapeutico adottato è il seguente:
1)
Accurato controllo oftalmoscopico, cardiovascolare e metabolico per
accertare le condizioni del/della
paziente.
2)
Valutazione con l'oftalmologo e con lo specialista vascolare sulla eventuale
utilità di una terapia
medica di supporto. La terapia chirurgica specifica
è risultata deludente e talora peggiorativa. Finora solo una terapia orale
antiossidante con supplemento di
Zinco o con alte dosi di vitamina
A è stata consigliata e, se non è inutile, non è in grado di migliorare la
visione.
Tabella
1 /
Table 1
|
Settimana |
Concentrazioni
di ozono |
Dose
totale |
|
1. |
20mcgr/ml
per ml sangue |
4,5
mg |
|
2' |
30mcgr/ml
per ml sangue |
6,75
mg |
|
3'
e successive settimane |
40mcgr/ml
per ml sangue |
9,0
mg |
a)
due trattamenti per settimana (L e G oppure Ma
e V) per sette settimane da continuare fino al termine
prefissato anche se non si nota un netto miglioramento
dopo 4-5 settimane. Infatti si è osservata una discreta variabilità
nella rapidità della risposta.
b)
La 03-AHT deve essere eseguita con il nuovo
(relativamente alle sacche di PVC ora proibite)
procedimento di autoemoterapia in bottiglie di vetro sotto vuoto e con tubi atossici secondo la descrizione
già riportata (Bocci, linee guida delle caratteristiche tecniche della
AHT). Per soggetti di medio - alto peso
corporeo, il massimo volume di sangue
compatibile con il sistema è di 225 ml (+ 25 ml
di citrato sodico al 3,8%, cioè 1 ml di anticoagulante
per 9 ml di sangue). Il volume di gas (02 + 03) da
introdurre nella bottiglia è, in tal caso, di 225
ml (rapporto vol. 1:1), previa
filtrazione antibatterica con l'idoneo sistema. Mescolare quindi lentamente
il sangue con il gas per almeno 5 minuti
evitando lo schiumeggiamento. Poiché il sangue è molto viscoso, i gas si solubilizzano gradualmente
e la valutazione cinetica della p02 ha
dimostrato che solo dopo 5-7 minuti si raggiunge la massima
ossigenazione. Reinfondere nel donatore usando
l'infusore con filtro per il sangue durante i successivi
15-20 minuti.
4)
Le concentrazioni di ozono ottimali, ovviamente
prelevate da un generatore affidabile
con fotometro
ben controllato (non dimenticare
mai che l'ozono agisce come un vero farmaco!) sono rappresentate
nella tabella 1.
Questo
schema di dosaggio (da 20 a 40 mcgr/ml) permette
il progressivo adattamento allo stress ossidativo
senza procurare effetti collaterali anche in pazienti molto anziani o defedati. Mcgr significa microgrammi.
Al termine del ciclo è indispensabile
ripetere gli esami oftalmologici, clinici e di laboratorio
standard per accertare sia qualsiasi anomalia che l'eventuale effetto
terapeutico.
Poiché l'ozonoterapeuta ha
normalmente difficoltà ad accertare la
capacità antiossidante del paziente,
è consigliabile procedere con la dose scalare di ozono e, come estrema cautela, somministrare
al paziente:
5)
0.5 g di vitamina C per os ed una compressa di
un complesso multivitaminico - minerali pro die. Inoltre
si consiglierà un'alimentazione ricca di verdure
fresche e cotte e abbondante frutta, latte preferibilmente scremato, yogurt,
pesce limitando la carne, salumi e grassi animali. La terapia antiossidante
deve essere iniziata una settimana prima
della 03-AHT e deve
essere continuata a tempo indefinito
perché spesso gli anziani hanno carenze nutrizionali.
6)
Se al termine del ciclo il paziente non presenta
un obiettivo e soggettivo aumento dell'acuità
visiva, anche supponendo che abbia notato un
miglioramento del tono e dell'umore, sembra superfluo
continuare la autoemoterapia ozonizzata.
Una risposta positiva, nella nostra esperienza,
ha corrisposto ad un aumento del visus da circa
0,15 a 0,23 (in termini percentuali dal 100 al 175%).
Il miglioramento può essere giudicato modesto
ma è comunque significativo perché migliora
radicalmente la qualità della vita del paziente
e lo rende autonomo. Per obiettività si fa notare
che nei pazienti che in una prima fase avevano
ricevuto autoemoterapia solo ossigenata, vi è stato pure un certo
miglioramento anche se non significativo. Ciò permette di ipotizzare un
certo grado di effetto placebo. Onde
stabilizzare l'effetto positivo
si suggerisce di continuare la terapia con
almeno 2 trattamenti mensili, ogni 2 settimane)
con un riposo di un mese ogni trimestre. Il paziente
deve essere compiutamente informato che
la cessazione totale si tradurrà in un lento (dopo
4-6 mesi) ma progressivo decadimento della condizione
visiva tale da ricondurlo (in 6-9 mesi) alla
situazione iniziale.
È
importante spiegare al paziente che l'Ozonoterapia
non "cura"
la MAR perché gli effetti biologici
indotti dall'ozono, quali una migliore microcircolazione, una maggiore
ossigenazione e attività metabolica
del tessuto maculare, si esauriscono inevitabilmente
in 6-9 mesi. "L'effetto cometa" è rilevante ed è dovuto alla induzione di importanti
attività metaboliche eritrocitarie che a
causa del ricambio cellulare e
della evanescente memoria biologica, tendono inevitabilmente a
scomparire.
La
continuazione del trattamento (anche se meno
frequente) ha l'indubbio razionale di stabilizzare
il miglioramento locale e generale. La stessa strategia può essere adottata
anche per la RP e la miopia degenerativa anche se i risultati saranno
inferiori e di ciò il paziente deve essere edotto. Lo stesso dicasi per la maculopatia diabetica
(forma ischemica) ove la 03-AHT ha una certa
razionalità al fine di attenuare lo stress ossidativo
cronico, fermo restando la necessità di un ancor
più stretto controllo diabetico perché sembra
che si realizzi la necessità di una eventuale riduzione dei farmaci ipoglicemizzanti. Se questo dato
preliminare potrà essere confermato rappresenterà un elemento
favorevole. Con l'attuale procedimento in
vetro già eseguito oltre 1400 volte non
abbiamo registrato effetti tossici o collaterali notati con l'uso delle sacche in PVC. La complianza
dei pazienti, ripetiamo, è stata esemplare. Il
trattamento implica una puntura venosa (con butterfly
G19) ben tollerata anche se è sempre consigliabile
una crema fleboprotettiva. Nella sfortunata
eventualità che gli accessi venosi fossero
chiusi o molto precari stiamo valutando tre possibili opzioni.
Bibliografia
1
Bocci V: Ossigeno-Ozonoterapia. Casa Editrice Ambrosiana:
1-324, Milano 2000.
2 Bocci V: Oxygen- Ozone Therapy.
A critical evaluation Kluwer Academic Publishers:
1-440,
Dordrecht, The Netherlands
2002.
Dr
V. Bocci
Dipartimento
di Fisiologia Università degli Studi di Siena via A. Moro 2
53100
Siena, Italia E-mail:
bocci@unisi.it