Metodo DISCOSAN

Perché si ritiene migliore il metodo DISCOSAN rispetto al metodo intradiscale

Chi ha seguito gli insegnamenti del Dr. Verga, "scopritore" del metodo DISCOSAN per la guarigione dell'ernia discale mediante O2O3 terapia, ne ha potuto apprezzare la tecnica, affinata in molti anni e la sua grande considerazione e rispetto della biomeccanica della colonna vertebrale.

È sufficiente quest'ultimo concetto per invalidare tutto il lavoro di chi cerca nuove vie dirette intradiscali per arrivare alla guarigione dell'ernia al disco, proponendo una lisi o distruzione del nucleo discale.

Non si può non essere un tantino polemici con chi, pur avendo un metodo che raggiunge il cosiddetto "Golden standard", cerca nuove vie più invasive.

Vie non supportate da concetti funzionali e di rispetto della struttura, che ignorano l'esperienza acquisita, che spesso raggiungono un risultato deludente alle spese del solito "paziente = carne da macello".

Unica possibilità terapeutica che giustifica un approccio di questo tipo può essere una risoluzione più rapida del dolore quando questo è molto intenso.

Chiaramente ciò che scrivo è convinzione personale, che può essere modificata o ribaltata in seguito a critica costruttiva (attendo e-mail info@ozonoterapia.com).

BIOLOGIA E BIOMECCANICA

Il disco intervertebrale svolge la sua complessa funzione trasformando i vettori di forza assiali in vettori radiali centrifughi. Tale forza scaricandosi su una superficie definita, e non elastica ma solo deformabile, può anche essere considerata come una pressione che viene sopportata dal sistema anulare. La relativa fluidità del sistema nucleare è la causa di due fenomeni: l'equidistribuzione delle forze e l'eventuale spostamento di tale sistema se un cedimento strutturale del sistema anulare ne causa una deformazione; se tale spostamento avviene per mantenere l'equilibrio dei vettori di forza la successiva conseguente asimmetria causa una focalità del gradiente pressorio proprio sul sistema anulare già sofferente innescando così un circolo vizioso dal punto di vista biomeccanico; e verosimilmente si possono avere anche alterazioni del flusso nutritizio - perfusionale   vertebro - nucleare con conseguente sofferenza progressiva del sistema nucleare.

E' quindi ovvio che una normale funzionalità discale debba dipendere dall'integrità dei due sistemi che agiscono come un'unità funzionale.

Il sistema anulare è il primo ad andare incontro a modificazioni strutturali: esse avvengono (quando non vi sia una lesione acuta metatraumatica) per successivo cedimento dei legami tra le reti di fibre del sistema anulare; la resistenza e qualità strutturale di questa "stoffa" sembra che abbia una notevole familiarità e che quindi vi sia una predisposizione genetica alla sua insufficienza patologica. Il sistema nucleare non fa altro che adattarsi, con conseguenze sempre più negative, a tali deformazioni della struttura contenente. Si arriva così alla Deformazione Discale Posteriore (DDP) che può causare anche un Conflitto Disco - Radicolare (CDR).

Come ben si sa il sistema nucleare non è vascolarizzato e gli scambi metabolici avvengono per permeabilità attraverso le limitanti somatiche: ciò rende precario il metabolismo del sistema nucleare. Il sistema anulare è innervato: ciò spiega il sintomo lombalgia nella DDP che non è arrivata ad instaurare un CDR (il cui sintomo è la lombosciatalgia).

L'unione dei due sistemi forma la struttura discale vera e propria. Tale struttura è biomeccanicamente un'unità funzionale.

Qualsiasi sua alterazione provoca un indebolimento di tutta la struttura discale e, per cause biomeccaniche, delle alterazioni delle strutture adiacenti che vengono sovraccaricate (faccette articolari dello spazio interessato e dischi contigui).

L'unità discali sono, viste nel loro insieme funzionale, messe in serie tra di loro: ne è ovvia conseguenza che una diminuzione della capacità funzionale di un disco si estrinseca in un aumento del carico funzionale sui dischi contigui potendo così generare altra patologia.

Ne consegue che qualsiasi terapia dovrebbe non ledere in nessun modo il disco ma favorirne la riparazione.

L'idea dell'intradiscale è venuta per associazione di idee Ozono - Chimopapaina, pensando all'azione litica dell'ozono sui doppi legami.

Si parla spesso anche di disidratazione dell'ernia da parte dell'Ozono, concetto secondo me errato perché l'ossigeno è vita e rigenera, non "secca".

Però l'azione dell'O3 sui doppi legami è solo uno dei meccanismi d'azione  ipotizzati, i quali, tutti insieme, contribuiscono a ristabilire la funzionalità discale.

MECCANISMI D'AZIONE

Si crea una rivascolarizzazione peridiscale: ciò riporta a "nuova vita" il disco, che è ossigenato e nutrito direttamente per via ematica e non solo per perfusione. Questo spiega la scomparsa dei vacuoli gassosi degenerativi all'interno del disco, riscontrata spesso dopo il trattamento e spiega anche perché l'effetto terapeutico sia permanente. Le recidive sono, infatti, molto inferiori alla comparsa nella popolazione "sana" dello stesso fenomeno patologico.

Azione cicatrizzante già nota dell’Ozono che agisce sulla lesione discale.

Le potenzialità della miscela O2-O3 nel migliorare la perfusione ematica capillare e l'ossigenazione dei tessuti sono note da tempo. Questa sua qualità è determinante nell'attenuare la sofferenza ischemica e l'edema radicolare.

Recentemente è stata rivalutata la patogenesi autoimmune determinata dal contatto nucleo polposo - radice nervosa. L'azione graduale e costante dell'Ozono determinerebbe la risoluzione di tale "reazione".

Fondamentale è l'azione dell'Ozono sulla ripolarizzazione della membrana cellulare, che determina la restitutio ad integrum della funzione cellulare e quindi tissutale. Si ottimizza, così, non solo la componente discale, ma tutti i tessuti che circondano la lesione.

L'inoculazione di gas nel muscolo paravertebrale crea uno stimolo persistente in quella sede, con effetto agopuntura o Schiatsu e quindi effetto energetico ancora da codificare.

Da tutte queste considerazioni si deducono i vantaggi della tecnica paravertebrale, intramuscolare, rispetto all'approccio intradiscale.

 

Quindi:

  1. Ottimizzazione della funzionalità discale (e non disidratazione del disco o lisi del nucleo polposo)
  2. Rispetto della biomeccanica della colonna
  3. Inutilità dell'inoculazione di pochi cc. di miscela gassosa nel nucleo polposo (in realtà gran parte del gas va nello spazio peridiscale), che preclude gli altri stimoli all'autoguarigione, invece presenti nella tecnica tradizionale.
  4. Possibilità di curare più ernie contemporaneamente.
  5. Possibilità di ripetere il trattamento all'infinito, anche domiciliarmente.
  6. La guarigione avviene per uno stimolo costante in un dato periodo di tempo: quando si esegue una terapia naturale, ossia di stimolo all'autoguarigione, non si può pretendere che il paziente guarisca quando lo decide il medico. Ogni individuo ha i suoi tempi di reazione e di guarigione e questi, nella tecnica Discosan, vengono perfettamente rispettati.
  7. Il paziente non deve essere ospedalizzato, minimizza il "rischio" operatorio, non deve sottoporsi ulteriormente a radiazioni ionizzanti.
  8. Minime limitazioni nelle indicazioni. Col metodo intradiscale permangono inoltre tutte le controindicazioni di tale tecnica.

La differenza più grande è evidente nei risultati:

I SUCCESSI SI LIMITANO AL 68-70% (in ernie scelte ad hoc).
METODO DISCOSAN: Oltre il 90% su quasi tutte le ernie, anche multiple, anche già operate.

La tabella che segue è abbastanza esplicativa: