Il Metodo Discosan

Meccanismi d'Azione

Va escluso il meccanismo diretto antiflogistico ed antalgico immediato: in quei casi in cui avviene molto rapidamente la cessazione del dolore, comunque momentanea, la si deve od alla cessazione dell'ischemia radicolare od a meccanismi riflessi e quindi di tipo indiretto.

I meccanismi d'azione sono, almeno quelli noti, 6:

1) Vi è un'azione diretta sulla superficie del disco all'interno del canale rachideo: si ipotizza un'azione biochimica su doppi legami che costituiscono i punti di unione tra le varie catene macromolecolari che costituiscono l’anulus; tale tessuto deformato morfologicamente è anche destrutturato chimicamente differenziandosi da quello normalmente sano; si ha quindi una lisi superficiale, che si ripete ad ogni somministrazione, solo del tessuto "patologico" discale intracanalare (anche nelle "ernie espulse"). Tale fatto è confermato da immagini TC a relativamente breve distanza di tempo. Si suppone che tale materiale discale lisato venga "riciclato" dall'organismo (macrofagi ecc.).

2) Il disco, già dopo 2 - 3 settimane, viene vascolarizzato: ciò riporta a "nuova vita" il disco, che viene ossigenato e nutrito direttamente per via ematica e non solo per perfusione. Ciò è stato dimostrato con preparati istologici dal dott. Iliakis ad Atene.

3) Tale fatto implica anche quello che è forse il meccanismo più importante nella guarigione biologica del disco: attraverso i vasi neoformati

arriverebbero dei fibroblasti che iniziano il processo di formazione di tessuto connettivale di riparazione. Tale meccanismo non è ancora dimostrato ma i fatti lo fanno ritenere reale: infatti alcune immagini TC mostrano sia la risoluzione della DDP sia la scomparsa dei vacuoli gassosi degenerativi all'interno del disco. E ciò spiega anche perché l'effetto terapeutico sia permanente (almeno nei primi 10 anni di esperienza). Le recidive sono infatti di molto inferiori in frequenza della comparsa nella popolazione "sana" dello stesso fenomeno patologico.

4) Le potenzialità della miscela gassosa nel migliorare la perfusione ematica capillare e l'ossigenazione dei tessuti è nota da tempo. Questa sua qualità è determinante nell'attenuare la sofferenza ischemica e l'edema radicolare.

5) Una azione provata e studiata (Bocci ed aa.) è l'immunoregolazione. L’induzione e produzione di citochine quali interferone (IFN) alfa, beta e gamma, fattori delle necrosi tumorale (TNF alfa), interleuchine (IL) 1, 2, 4, 6, 8, 10, granulopoietine (GM-CSF) e transforming growth factor beta (TGF beta), che la miscela di O2 - O3 provoca a livello del sangue è verosimilmente provocata anche a livello tissutale locale, inducendo lo stimolo alla autoguarigione.

6) Un'altra azione fondamentale dell' O2 - O3 è la ripolarizzazione di membrana. Il ripristino dei potenziali di membrana cellulare di qualsiasi tessuto è condizione indispensabile per determinare la guarigione della lesione. Questo spiega in parte le grandi capacità "energetiche" dell' O2 - O3 in vivo.

I sopraccitati sei meccanismi sono sicuramente legati alla presenza di Ozono; infatti in vari ripetuti trattamenti, eseguiti da medici diversi in luoghi diversi con il solo Ossigeno (anche inconsapevolmente causa apparecchiatura imperfetta), non si è ottenuto alcun risultato.

DISCUSSIONE

La biomeccanica dovrebbe insegnare che il tripode vertebrale, il quale va già spontaneamente incontro a degenerazione con l'avanzare degli anni, non deve assolutamente essere indebolito soprattutto nella sua componente più importante: la struttura discale.

In seguito ad intervento di discectomia (micro o no, è identico dal punto di vista biomeccanico) vi possono essere 2 casi:

1) il disco viene asportato totalmente o quasi: il disco svuotato tende a collassarsi con sovraccarico delle faccette articolari posteriori ed induzione del fenomeno artrosico delle stesse, reazione ossea subcondrale e restringimento del canale vertebrale. Le due vertebre adiacenti al disco tendono a formare un corpo unico e i vettori di forza che normalmente agiscono su tale spazio si scaricano sui dischi adiacenti con momento doppio, con effetto di riprodurre, prima o poi, una nuova DDP ed eventuale nuovo CDR ;

2) il disco non viene asportato completamente ed allora il materiale residuo darà luogo, prima o poi, ad una recidiva di CDR.

Non bisogna poi trascurare la facilità di reazioni cicatriziali peridurali e le eventuali altre complicanze possibili; secondo una ricerca condotta in USA su più di 6.500 casi oltre i 60 anni le complicanze raggiungono il 17%.

Una situazione analoga è data dalla discectomia percutanea o dalla chimonucleolisi che oltretutto hanno una grande limitazione di indicazioni.

I vantaggi del metodo DISCOSAN sono tanti: e quasi tutti sono la diretta conseguenza della sua innocuità, efficacia biologica e del suo rispetto della biomeccanica della colonna vertebrale.

Non ha praticamente controindicazioni: sono stati curati pazienti diabetici anche gravi, nefropatici, operati per patologie cardiache ed in terapia dicumarinica, parkinsoniani, gastropatici, esiti di IMA, ultranovantenni ecc.

Permette inoltre di non avere limiti intrinseci al numero di sedute potendosi così adattare alle reali necessità terapeutiche del singolo paziente.

La sua efficacia basata sul suo effetto biologico permette di non avere limitazioni nelle sue indicazioni. Si devono indirizzare al chirurgo solo gli insuccessi di tale metodica e le compressioni radicolari iperalgiche.

Permette di trattare anche pazienti operati più volte, quando tutte le altre metodiche non abbiano risolto la patologia di D.D.P. e nei casi di D.D.P. plurime.

Permette di trattare più ernie contemporaneamente.

Il meccanismo d'azione che rispetta la situazione biomeccanica particolare vertebro - discale permette una rapida ripresa di qualsiasi attività fisica sia sportiva che lavorativa in maniera stabile e duratura, senza l'insorgere di ulteriori aggravamenti della patologia artrosica: ciò è molto importante nei pazienti giovani in cui un'alterazione della struttura e quindi della funzione discale (intervento chirurgico) causa una precoce insorgenza della degenerazione artrosica con netta prevalenza dello spazio interessato dall'intervento.

Non richiede assolutamente la necessità di ricovero né di complesse attrezzature ambientali (radiologiche, anestesiologiche, per l'asepsi, ecc.) e può quindi essere fatto in qualsiasi studio medico ed in caso di necessità persino a domicilio del paziente.