Il Metodo Discosan

Il Razionale e la Logica

"IL RAZIONALE e LA LOGICA del Metodo DISCOSAN"
Dott. Cesare Verga

Il metodo DISCOSAN, nato più di 16 anni fa, si è affinato e perfezionato seguendo un criterio di logica che ha portato all’attuale "razionale".

All’inizio, nell’83, dopo aver conosciuto (per un caso fortuito e fortunato) l’Ossigeno-Ozono terapia l’unica cosa certa era la sua pressoché completa innocuità.

Poi fu focalizzata la sua azione biochimica che mi suggerì di provare a curare con essa il primo paziente affetto da DDP (Deformazione Discale Posteriore) sintomatica e già accertata: egli non poteva e non voleva assolutamente essere operato, per cui, dopo tutte le terapie mediche, meccaniche e fisiche possibili (eseguite in regime di ricovero), essendo invariato, mi decisi, più che consenziente il paziente, ad eseguire sedute con Ossigeno-Ozono terapia.

Il risultato fu considerato miracoloso da parte del paziente ed eccezionalmente valido da parte mia.

A questo punto la logica e la curiosità mi suggerirono di proseguire. Mi preoccupai di avere un gruppo contemporaneo e omogeneo per patologia (non certo per età e sesso) in cui non vi fosse concomitanza di altre patologie, in altre parole in cui la diagnosi di responsabilità fosse certa e solo DDP con CDR (Conflitto disco Radicolare).

La logica mi suggeriva di proseguire con le sedute fin che fosse stato necessario: tutti e 20 stettero però benissimo entro la decima. Sempre la logica mi fece iniziare con sedute di 4 iniezioni nel profondo dei muscoli paravertebrali: non essendo sicuro delle modalità di assorbimento del gas partivo dal concetto che inglobando la localizzazione della DDP in un quadrilatero si aumentassero le probabilità d’azione.

Ciò è forse giusto, ma mi accorsi ben presto che la differenza di efficacia era minima mentre l’aumento della tensione dopo la seconda iniezione aumentava qualche volta in modo esagerato; considerai quindi più razionale eseguire 2 iniezioni per livello (quei rari casi di L1/L2 contemporanea a L5/S1 vengono trattati per la lontananza delle posizioni relative con 4 iniezioni).

Mi sembra comunque logico e razionale eseguire sempre l’iniezione bilateralmente: questo a maggior ragione dopo che fu dimostrato che la miscela gassosa viene assorbita all’interno del canale rachideo passando per i forami di coniugazione: si ottengono così almeno 2 risultati importanti:

  1. Quello di aumentare le probabilità di entrata nel canale della miscela dato che non è prevedibile un eventuale ostacolo alla penetrazione.

  2. Quello di poter meglio lambire la superficie delle strutture coinvolte nel CDR

Inizialmente vi era il dubbio che il miglioramento fosse solo sul sintomo dolore e di durata limitata ma i fatti stessi chiarirono presto quest’aspetto.

Le circostanze iniziali che indirizzarono verso tale considerazione furono la rapida regressione di forme paretiche motorie radicolari che con le altre terapie già eseguite non erano mutate, la durata e qualità dei miglioramenti ottenuti ed, in un secondo tempo, anche il fatto del supporto delle immagini TC o RM.

La frequenza fu inizialmente impostata come bisettimanale per puri motivi pratici: si è comunque rivelata quella più consigliabile come validissimo compromesso tra sopportazione da parte del paziente e costanza di effetto biologico. Vi sono state guarigioni con identica percentuale di casi anche quando la frequenza fu monosettimanale: certamente si allunga il tempo intercorrente tra inizio e fine. Ma vi sono casi in cui la frequenza sale (di solito per motivi pratico-logistici del paziente come lontananza, anche intercontinentale) ad 1 al giorno per un periodo di 2-3 settimane: ciò mi sembra logico ed è anche una conferma del fatto, da me sempre sostenuto, che sia la quantità di miscela che determini la guarigione.

Il numero delle sedute non deve essere considerato uno standard fisso: nel campo della medicina non invasiva e naturale (che è quella che stimola la stessa biologia a predisporre i fenomeni riparativi) ciò è un assurdo. Tale pessima abitudine è un retaggio delle limitazioni imposte da terapie che hanno una valenza di tossicità più o meno elevata contro una aspettativa di benefici più o meno evidenti. Vi è poi il numero 10 che sembra avere un ché di magico. La nostra cultura è basata sulla decade. Anche se vi sono intrusioni di sistemi esadecimali, sessagesimali, eptali, dodecali, ecc. .Il mondo è però un continuum. Mi sembra quindi che, data la riconosciuta innocuità -acuta e cronica- della miscela Ossigeno-Ozono correttamente usata, vi sia la logica condotta terapeutica di non interrompere la somministrazione terapeutica che, se continuata, porterà a guarigione il paziente.

È quindi razionale proseguire con le sedute fino a quando vi sia un cambiamento che mostri che la terapia è causa di attività biologica (non deve per forza essere un miglioramento) e, naturalmente, se le condizioni di sofferenza radicolare non siano tali da sconsigliare l’astensionismo chirurgico (da un punto di vista di realtà e non di supponenza).

Spesso io preferisco fare una pausa dopo la ventesima seduta (tal numero -20- non deve essere preso alla lettera) così da far "riposare" la zona colpita dalle iniezioni. Se il paziente ha un decorso regolare verso la guarigione si può aumentare l’intervallo tra le sedute, prima, a due e, poi, a tre e quattro settimane.

Bisogna sempre tener conto dell’enorme variabilità biologica individuale ed a questa adattare razionalmente la terapia.

Anche partendo dal concetto che l’azione sia antalgico-antiflogistica (concetto secondo me ampiamente obsoleto e superato) non è logico eseguire iniezioni perifericamente alla sede lesionale. Così si diventa degli empiristi senza nessuna razionalità scientifica esponendosi a giuste critiche. In altre parole non ci si comporta in modo razionale se si pensa di poter agire su un fatto consequenziale per rimuoverne la causa.

E mi sembra logico che qualsiasi terapia con basi scientifiche debba combattere le cause dei sintomi per poterli eliminare definitivamente.

Solo all’inizio può essere considerato opportuno rendere sopportabili al paziente i suoi sintomi con appoggio su altre terapie efficaci su di essi (siano esse tradizionali od "alternative") : io venendo da una formazione di neurologia-psichiatria prima e poi da quella di chirurgia ortopedico-traumatologica mi baso su FANS e antalgici puri con l’eventuale associazione di miorilassante (uso ora solo il Sirdalud) ma non uso mai corticosteroidi.

Il perdurare di associazioni terapeutiche non causali va evitata, secondo me, per vari validi motivi:

  1. La perdita di specificità tipicamente scientifica che il metodo ha in se, i requisiti di necessarietà e sufficienza essendo la base di tale scientificità

  2. La probabile incertezza su eventuali sinergie negative con altre stimolazioni

  3. La perdita di affidabilità sul metodo usato anche nei riguardi di pazienti che, spesso, hanno oramai più esperienza (anche se negativa) di chi li sta curando (e ciò è valido sia verso il metodo DISCOSAN sia verso gli altri)

  4. La stessa ottimizzazione del trattamento DISCOSAN la si ha solo se esso è puro.

La componente motivazionale si è gradualmente stabilizzata dalle classiche "ernie discali" alle deformazioni discali posteriori sintomatiche.

Se all’inizio l’indicazione fu solo la cosiddetta "ernia del disco" in seguito la logica che il meccanismo patogenetico stesso suggerì fu quella della Deformazione Discale Posteriore (DDP): perché in effetti la DDP è l’entità patologica di base da cui tutto può originare. Un Conflitto Disco Radicolare (CDR) può infatti essere dato non solo da una "ernia" ma anche da una "protrusione" (il cui sintomo può essere una Cervico-BrachiAlgia -CBA-, una LomboCrurAlgia -LCA- od una LomboSciatAlgia -LSA-). Una Cervicalgia od una lombalgia possono essere dati più spesso da una "protrusione" (che è uno stadio della DDP) che da una "ernia" espulsa.

Il fatto, precocemente individuato, che il trattamento Discosan agisca sul tessuto discale suggerì la logica ampiezza di indicazioni al di là della focalizzazione sui sintomi.

Non è quindi razionale limitare le indicazioni come si fa sia con tutti i metodi "chiusi" sia con quelli "aperti". L’unica limitazione razionale deve essere relativa alle sole DDP completamente calcificate che, ovviamente, non ricevono nessun effetto modificatore dalla miscela di Ossigeno-Ozono.

Quanto sopra non è relativo all’Ossigeno-Ozono Terapia ma solo al metodo DISCOSAN in quanto esso è relativo ad una guarigione e non ad una generica cura.

Di ciò se ne parlerà anche in un altro articolo di questa raccolta.

Se all’inizio mi sembrò logico trattare solo casi di CDR "vergini" in seguito, man mano che il meccanismo di guarigione fu più chiaro, mi sembrò logico trattare ogni caso in cui vi fosse comunque, anche dopo intervento, una DDP sintomatica.

Per cui le indicazioni razionali del metodo DISCOSAN si allargano a tutte le DDP che con una notevole certezza sono responsabili della sintomatologia accusata dal paziente.

Altrettanto logico fu iniziare con patologia dei dischi lombari, la più diffusa, per poi allargare il campo alla sede cervicale.

Vi è per tale sede una specie di scotoma da parte di molti medici specialisti o no che siano. Sia dal punto di vista diagnostico, sia da quello terapeutico quanto detto è drammaticamente vero. Non mi sembra logico il trascurarla.

L’esperienza ha evidenziato che a tale livello funziona ancora meglio che a livello lombare. Senza contare che a livello cervicale vi è spesso, comite patologico assai fastidioso per il paziente la sindrome cervicale che pure guarisce con tale trattamento.

Vi è pure una logica anche nelle modalità "amministrative" che io adotto ma di ciò si accennerà a parte.